Decompressione/ Decompression

“Longtemps, je me suis couché de bonne heure.” Cosí comincia uno dei grandi capolavori letterari di sempre, “Alla Ricerca Del Tempo Perduto”. Mi trovo al dodicesimo piano del Landis Hotel & Suites in Downtown Vancouver, dove é giunto a termine il nostro viaggio, in quella che mia sorella ha chiamato “fase di decompressione”. Dopo piú di tre mesi sulla strada, dormendo in tenda e coprendo mediamente 130 km al giorno, l’ora di coricarmi arriva ancora presto per me, come pure quella di alzarmi.

La prima realizzazione che eravano giunti alla fine ci venne a tutti e tre durante la prima delle colazioni che abbiamo consumato nel buffet dell’albergo, quando dopo  esserci serviti ci siamo guardati i rispettivi piatti e ci siamo detti con un’aria di delusione “ma non c’é piú bisogno di mangiare tanto!”. Dopo mesi di colazioni patagrueliche l’abitudine é normale. Il problema é peró che il nostro metabolismo deve essersi velocizzato ed abbiamo avuto fame nuovamente molto presto come se avessimo pedalato per 50 km. Alcide dalla partenza ha perso 7kg , io circa 6 , Olmo sembra avere messo su peso, ma considerando che era quello che regolarmente mangiava di piú non deve sorprendere.

Gli ultimi tre giorni sulla strada , si fa per dire, li abbiamo passati sull’Isola di Vancouver in un campeggio situato presso una fattoria dove fanno agricoltura biologica. Ne abbiamo approfittato per offrirci le migliori cene da campeggio dell’intero viaggio, a base di fiorentine ai ferri e salmone. L’Isola di Vancouver é stato il gioiello al termine della faticosa ricerca, il vero punto d’arrivo. Don Watt ed i suoi amici ci hanno lasciato con la raccomandazione di non dire troppo in giro quanto é bella la loro isola.

Non riesco a considerare Vancouver il nostro punto d’arrivo, per quanto accattivante sia come cittá. Solo dopo essermi sforzato di immaginare che sono qui per una semplice settimana di vacanza e non dopo un viaggio di tre mesi e 7000km in bicicletta, allora riesco ad aprirmi a quella che é dopo tutto la cittá piú viviibile del Nordamerica ed una delle piú belle del mondo. É vero ma non puó competere con la filosofica bellezza delle praterie, o quella drammatica delle Montagne Rocciose, la ferocia del Lago Superiore non va vissuta al dodicesimo piano di un hotel per quanto belli siano i lampi e i tuoni da vedere.

Gli incontri hanno reso il nostro viaggio speciale e, senza paura di usare un cliché, sono state le piccole comunitá rurali e vari individui incontrati sulla strada che ci hanno accolto con il loro contatto umano e spesso con aiuto concreto. Poi c’é il gruppo dei ciclisti come noi,  la maggioranza stava seguendo un percorso simile al nostro ma in direzione opposta, altri hanno risolto il dilemma est-ovest o ovest-est seguendo una direzione nord-sud con partenza dallo Yukon. Altri ancora sono in viaggio da mesi ed hanno in programma di raggiungere la Terra Del Fuoco , o di fare il giro del mondo. Sono stati momenti brevi, certamente troppo brevi. La memoria dei quali sembra peró consolidarsi con una maggiore e placida presa.

Poi c’é Jamie McDonald. The Globe And Mail di Vancouver del16/9 ha un articolo su di lui. Jamie soffre da quando era bambino di una malattia alla spina dorsale. Il dolore puó essere alleviato da un intenso esercizio fisico, cosí nel corso degli anni lui ha pedalato da Bangkok a Manchester e detiene il record mondialedi di bicicletta stazionaria. Queste imprese gli hanno consentito di raccogliere fondi per beneficienza. Ai primi di marzo Jamie ha cominciato a correre da St. John’s in Terranova verso ovest con traguardo Vancouver , 8000 km di distanza, una maratona al giorno. Questa é dopotutto la terra di Terry Fox. E questo per dare una giusta prospettiva alle cose.

Angelo

“Longtemps , je me suis couché de bonne heure.”  So begins one of the great literary masterpieces of all time. “In Search of Lost Time “. I am on the twelfth floor of the Landis Hotel & Suites Downtown in Vancouver, where our journey has come to an end, in a state of what my sister calls “decompression “. After more than three months on the road , sleeping in tents and covering an average of 130 km per day, bedtime is coming too early for me, as well as the time I wake up in the morning.

The first realization that we had come to the end of our trip was when we were at the breakfast buffet in the hotel, when, having piled up our plates, we looked at each other and we commented in disappointment, “But we don’t need to eat this much now .” After months of Pantagruelian breakfasts, it’s hard to lose the habit . The problem, though, is that our metabolism is still working at speed and get hungry again quickly, as if we had cycled 50 km. Alcide  has lost 7kg since we started our trip , I have lost about 6kg , and Olmo seems to have put on weight. Considering that is the one who has been eating the most, this is not surprising.

The last three days on the road were spent on Vancouver Island, in a campsite located on an organic farm. We had the the best dinners of the entire trip , grilled steaks and salmon. Vancouver Island has been the jewel at the end of our journey , the real point of arrival. Don Watt and his friends told us not to say too much about how beautiful their island is, to avoid a stampede.

I cannot consider Vancouver our point of arrival, as captivating as the city is. Only after I made myself think that I’m here for just a week of vacation, after a journey of three months and 7000km by bicycle, could I focus on what is, after all, the largest and most attractive cities to live in in North America, and one of the most beautiful in the world. This is true, but it cannot compete with the philosophical beauty of the prairie or the drama of the Rockies, nor can the ferocity of Lake Superior be experienced on the twelfth floor of a hotel, however striking the thunder and lightning.

It is meeting others en route that has made our trip special, and, though of course it is a cliché, the small rural communities and various individuals we encountered on the road, who welcomed us with their human contact and often with practical help . Then there was the group of cyclists like us, most following a path similar to ours but going in the opposite direction. Others have solved the east-west or west-east dilemma by cycling in a north-south direction, starting from the Yukon . Still others will be on the road for many months, planning to reach Tierra Del Fuego , or go around the world. They were brief moments of friendship , certainly too short, but the memories of which, however, seem to grip ever more powerfully.

Then there’s Jamie McDonald. The Vancouver Globe And Mail of 16 / 9 has an article about him.  Since he was a child, Jamie has suffered from a disease of the spine. The pain can be relieved by strenuous exercise, so over the years he has cycled from Bangkok to Manchester and he holds the world record for cycling on a stationary bike . These projects have enabled him to raise funds for charity. In early March, Jamie began to run from St. John’s Newfoundland to the west, with Vancouver, 8000 km away, as his goal, a marathon a day. This is, after all, the land of Terry Fox. And that puts our trip into perspective.

Angelo

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One comment on “Decompressione/ Decompression

  1. sassi gabriele says:

    Congratulazioni per l’ impresa . Siete dei Grandi . Un saluto ai Magnifici Tre Cavallina , da Gabriele . Io nel mio piccolo, stamattina sono stato a Ciola Araldi, Madonna dl Farneto, una collina sopra Cesenatico, dove un tempo, quando non esistevano i fari, venivano accesi enormi falò, per indicare la via dl ritorno ai pescatori in mare al largo di Cesenatico , quando c’era burrasca . Adesso ci si va per mangiare . C’è un’ ottimo ristorane. Saluti a tutti. Gabriele .

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